Nel 97% degli accessi rubati l’autenticazione a due fattori era attiva

Nel 97% dei casi di credenziali rubate, l’autenticazione a più fattori era attiva. Lo riporta una società di sicurezza informatica in uno studio sulle concessionarie di un mercato estero, reso noto a settembre 2026.

L’attaccante cattura il codice in tempo reale e da lì si presenta come l’utente. Il secondo fattore, da solo, lascia passare chi è già dentro la conversazione.

Gli altri numeri dello studio. Gli attacchi informatici alle concessionarie sono saliti di quasi il 1.000% rispetto ai livelli precedenti a giugno 2024, e oggi sono oltre 3 volte il livello di due anni fa. Riprendersi da un attacco ransomware con richiesta di riscatto costa in media 500.000 euro, se si decide di non pagare il riscatto.

Il motivo della crescita, secondo il responsabile della sicurezza della società, è l’IA: rende molto più difficili da riconoscere le email truffa, costruite con dati pubblici sull’azienda e sui dipendenti.

Per chi governa una rete il tema tocca il passaggio di dati fra casa auto e concessionarie. Ogni accesso di una concessionaria ai sistemi della casa, e viceversa, passa dalle credenziali di una persona. La conclusione dello studio: oltre allo strumento di sicurezza servono persone formate e controlli applicati davvero.

Non sono numeri italiani, e vengono da un’azienda che vende sicurezza. Per l’Italia vanno misurati.

L’autenticazione a due fattori è importante, ma da sola non basta: contro chi cattura dati in tempo reale serve una persona formata a riconoscere la truffa.

Nel 97% degli accessi rubati il secondo codice era attivo
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