La carrozzeria che Google non mostra, perché nessuno l’ha inserita.

Un consulente che si occupa di ricerche su Google descrive un’abitudine che ritrova spesso fra le concessionarie: la scheda dell’attività su Google si compila una volta, magari è stato fatto anni fa, e poi nessuno la riapre.

Si sceglie la categoria principale, di solito “concessionaria auto”, si carica qualche foto, si collega il sito. La scheda si ferma lì.

Google permette però di aggiungere tutte le categorie secondarie che si vogliono: officina meccanica, carrozzeria, centro revisioni, levabolli, concessionaria di un marchio preciso, auto usate. E ha una sezione dei servizi, dove si scrive cosa si fa, quanto costa, ogni quanto e in quali giorni.

Se la concessionaria ripara carrozzerie ma sulla scheda risulta solo come rivenditore, chi cerca una carrozzeria in zona difficilmente la trova.

Il consulente lega il punto ai mesi in cui si vendono poche auto. In quei mesi a tenere in piedi l’azienda sono officina, revisioni e carrozzeria, cioè proprio i servizi che la scheda lascia vuoti.

La categoria principale si può cambiare durante l’anno, come fanno i negozi di articoli sportivi che passano dallo sci d’inverno al surf d’estate. Nelle settimane prima delle vacanze, quando molti vogliono il tagliando prima di partire, l’officina può diventare la categoria principale.

Nella sua lista la scheda viene prima del blog, dei video e dell’attenzione a ChatGPT: sui siti che segue, dice, l’80-90% del traffico arriva ancora da Google.

Ogni servizio che resta fuori dalla scheda è una ricerca locale in cui la concessionaria non compare, anche se quel lavoro lo fa tutti i giorni.

La carrozzeria che Google non mostra, perché nessuno l'ha dichiarata
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