Il direttore di una concessionaria indipendente di usato, nel Regno Unito, ha portato lo stock da 70-80 auto a 40 in un anno. Ad agosto 2026 ha girato lo stock al 125%.
Il salto a 70-80 auto era arrivato uno o due anni prima, con l’acquisto di una sede più grande. Oggi lo giudica un eccesso: a 80 auto, dice, la situazione era sfuggita di mano e lui correva a vuoto.
Le auto in più avevano messo sotto pressione soprattutto l’officina interna, con colli di bottiglia nella preparazione e nella consegna. L’ultimo anno lui e il co-direttore, che si occupa di acquisti e margini, l’hanno passato a cercare il livello base giusto per l’azienda, senza puntare al massimo numero di unità in stock.
Il numero che indica come ideale per la sua azienda è fra 50 e 60 auto.
Il direttore lo dice con una frase sua: a volte ci si lascia ubriacare dal margine lordo, ma il fatturato serve alla vanità e il profitto alla sanità mentale. Per lui una rotazione al 125% con metà delle auto vale più di un volume alto che l’officina non riesce a preparare in tempo.
Il taglio si giudica dal processo che lo stock alimenta, oltre che dal numero di auto in vetrina.
Se l’officina non riesce a preparare le auto in tempo, ogni auto in più in stock rallenta anche quelle che c’erano già.



