In dieci anni ogni imprenditore della rete italiana è passato da 480 a 700 auto nuove vendute: +45%, contro il +15% del mercato nello stesso periodo.
Il dato viene da uno studio sulle reti dealer presentato a un convegno di settore nel 2025 da una società di ricerca italiana. Il numero degli operatori è stabile, quello che cambia è il carico per ciascuno.
I marchi rappresentati salgono da 2, nel 2015, a quasi 3. Con i nuovi marchi cinesi si supera 3,5.
Poco più di 900 imprenditori sono attivi nella vendita. Il 46% rappresenta almeno un nuovo marchio cinese, il 15% solo nuovi marchi cinesi, soprattutto indipendenti e officine. Fra i quasi 750 imprenditori di marchi tradizionali, uno su tre ne ha già almeno uno.
Più marchi e più auto per la stessa struttura. Oltre un imprenditore su due dei marchi tradizionali fattura meno di 50 milioni, contro i 50-215 milioni dei medi. Per i più piccoli, secondo lo studio, legarsi a un solo marchio cinese appena entrato è una sfida di sostenibilità. Il relatore la lascia come tema di riflessione, senza quantificare il rischio.
Per chi governa una rete il numero apre una domanda sulla capacità. Quando un imprenditore aggiunge un marchio cinese, aggiunge insieme standard, formazione e processi da seguire con gli stessi uffici. Le richieste che una casa auto manda alla rete arrivano tutte allo stesso interlocutore.
Ogni richiesta in più si somma a quelle degli altri marchi che lo stesso imprenditore rappresenta, sulla stessa scrivania.



