Due ore e mezza di lavoro pagato che nessuno fattura. Ogni giorno

Il capofficina lo chiama “tempo tra un lavoro e l’altro”. Sembra niente. Sono dieci minuti per tecnico, ogni volta che chiude un ordine di lavoro e aspetta il successivo.

In un’officina con quindici tecnici quei dieci minuti diventano centocinquanta minuti al giorno. Due ore e mezza di ore fatturabili che nessuno mette in fattura, su banchi già pagati. A una tariffa di 70 euro l’ora sono 175 euro al giorno lasciati che volano via. Ogni giorno lavorativo.

Il tecnico ha finito in tempo. Ma quando alza la testa dal cofano dell’auto, non ha il prossimo ordine già assegnato. Cerca il capofficina, chiede, aspetta le chiavi. Il banco è fermo mentre lui è in piedi.

La regola che chiude il buco è una sola: ogni tecnico deve avere sempre il lavoro successivo già in coda. Chi assegna i lavori non reagisce quando il banco si libera, lo anticipa. Quando l’auto scende dal ponte, la prossima è già stata decisa da mezz’ora.

Non serve un tecnico in più, e nemmeno un ponte in più. Serve che l’assegnazione dei lavori diventi un ruolo vero, con una persona che guarda solo quello.

I 175 euro al giorno non li vedi sul conto economico, perché sono margine che non è mai entrato. È la perdita più facile da recuperare che hai in officina.

Quante ore fatturabili lascia a terra la tua officina, tra un ordine di lavoro e il successivo?

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