Il primo incarico che l’amministratore delegato di una concessionaria ha dato all’assistente artificiale dell’azienda non riguardava i clienti. Riguardava un contratto di affitto dello spazio.
Ha caricato il documento e chiesto una lettura completa. Nei punti emersi c’era una clausola di recesso sfavorevole e condizioni fuori mercato. Abbastanza per rilanciare la trattativa prima di firmare.
Da quel giorno ogni contratto fornitore passa dall’assistente prima della firma. Il costo è un abbonamento a pagamento, perché i piani gratuiti addestrano i modelli sui documenti che gli vengono dati, e in un contratto ci sono informazioni rieservate e condizioni economiche.
Si tratta di un metodo replicabile in tre mosse. Un abbonamento a pagamento per proteggere i dati. Una sessione lunga, circa venticinque minuti di intervista in cui l’assistente impara voce, mercato e priorità della concessionaria. E il collegamento diretto ai propri dati di traffico del sito, così le risposte poggiano sui numeri della concessionaria invece che su quelli di chi li produce.
Il valore finale non sta nella clausola trovata. Sta in ciò che non hai firmato: ogni contratto rinegoziato con consapevolezza evita costi ricorrenti che nessun aumento di vendite compenserebbe così rapidamente.
La maggior parte delle aziende pensa all’assistente per usi spettacolari sul cliente. I ritorni più rapidi spesso stanno nei compiti silenziosi dell’amministrazione, dove una sola clausola colta in tempo vale anni di automazioni.
Quanti contratti dei fornitori della tua azienda sono stati letti integralmente da qualcuno nell’ultimo anno?



