Perché un’officina assume nuovi tecnici in due settimane dall’inizio della ricerca mentre il concorrente, pur pagando bene, fatica a trovarne?
Nella maggior parte dei casi la differenza sta nel calendario, prima ancora che nella busta paga.
Chi lavora sul post-vendita da anni mette la settimana di quattro giorni da dieci ore in cima alle leve di reclutamento, sopra il ritocco alla tariffa. La ragione sta nel tipo di persona. Un tecnico bravo ha quasi sempre qualcosa in corso fuori dall’officina: rifà una cucina, lavora su auto per conto suo, dà una mano nell’attività di famiglia. Tre giorni liberi consecutivi, a parità di stipendio, pesano più di un aumento.
Le obiezioni: sarà molto più faticoso, e useranno il tempo libero per trovarsi un secondo lavoro. Un titolare che l’ha adottata da circa un anno racconta l’esito opposto: quei tre giorni sono serviti a riequilibrare la vita familiare, e sul morale e sulla permanenza in squadra il saldo è positivo.
Se decidi di provarla, il resto della catena deve reggere. Serve una tariffa oraria che ti permetta di pagare bene, e servono accettatori capaci di vendere abbastanza lavoro da tenere occupati i tecnici per dieci ore. Senza quei due pezzi il turno lungo diventa un turno vuoto, e il costo lo scopri a fine mese.
Il punto che si perde di vista è cosa vendi davvero in officina: il tempo dei tecnici. Ogni ora che non hai in squadra è capacità che non fatturi oggi e non recuperi domani, per tutti i mesi in cui la posizione resta scoperta.
Quante ore-tecnico ti mancano in questo momento, e da quanti mesi le stai cercando con la stessa identica offerta?
