La cassa non è mai stata così piena. Il valore mai così basso.

Le concessionarie americane non hanno mai avuto tanta liquidità.

Gli utili medi per sede sono oltre 4 milioni di euro, più del doppio rispetto a prima del COVID, e si mantengono così da sei anni. Eppure il valore di rivendita di molte di queste aziende non è mai stato così basso.

La ragione sta in cosa si acquista davvero: il flusso di cassa futuro, non il capannone e le auto in piazzale. E il futuro oggi dipende da una domanda: questo marchio esisterà ancora tra dieci anni?

I numeri raccontano la divergenza.

Una concessionaria Toyota che produce 3 milioni di utile è stata venduta per 44. Quindici volte. La lista d’attesa sui prodotti vale come garanzia di flusso futuro.

Sull’altro lato, marchi come Infiniti e Lincoln cambiano mano per un avviamento vicino allo zero. Infiniti ha perso due terzi della sua quota in sei anni. Stesso settore, stessa via, valore opposto.

Poi c’è la variabile che riguarda da vicino l’Europa.

In Australia l’ingresso dei marchi cinesi ha azzerato i margini sul nuovo, e il contagio ha colpito anche gli altri marchi: per liberare i piazzali tutti hanno dovuto tagliare. Le valutazioni sono crollate. In Europa i marchi cinesi hanno già preso il 15-20% del mercato in meno di cinque anni.

Se il valore di un dealer dipende dalla sopravvivenza percepita del marchio, allora nei prossimi 18-24 mesi chi vuole comprare una concessionaria guarderà meno agli utili dell’anno scorso e più alla probabilità che quel marchio esista a fine decennio.

Quanto del valore della tua rete dipende da un solo marchio?

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